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PASTO LIBERO O PASTO SGARRO?

“Sgàr·ro/sostantivo maschile: Mancanza, trascuratezza nell’osservanza di un dovere.


Questa è la definizione della parola sgarro ed il motivo per cui non la amo.

Trascuratezza nell’osservanza di un dovere, cioè la dieta?

Ai miei pazienti ripeto spesso che la dieta – o meglio, il piano alimentare – non è un insieme di regole rigide da rispettare, ma uno stile di vita consapevole, flessibile e sostenibile nel tempo. È un percorso che costruiamo insieme, passo dopo passo, per trovare abitudini che funzionino davvero nella quotidianità. In questa visione, capisci bene che “lo sgarro” non può esistere.

Preferisco parlare di pasto libero, un momento che inseriamo consapevolmente nella programmazione. È un pasto diverso dagli altri, certo, ma non rappresenta una trascuratezza: al contrario, è parte integrante dell’equilibrio che stiamo costruendo. Può essere una pizza, un piatto tipico, un dolce, un pasto più ricco del solito: è soggettivo e non deve per forza rispettare le regole dell’“ideale piatto sano”.


Il problema del senso di colpa

Quando si parla di “sgarro”, purtroppo, compare sempre un’ombra di senso di colpa. Un’emozione che nasce quando pensiamo di aver infranto una regola… ma chi le ha imposte queste regole?

Spesso è la cultura in cui viviamo a farci sentire in colpa, proponendo modelli irrealistici e privi di basi scientifiche.

Mangiare una pizza, delle patatine fritte o una fetta di dolce è normale.

NON è normale, invece:

  • abbuffarsi perché “è l’unico giorno senza regole”

  • vivere un regime estremamente restrittivo

  • mangiare per noia, per colmare un vuoto o per altri motivi emotivi

Questi aspetti richiedono attenzione e, quando necessario, il supporto di un professionista.


E dopo il “pasto libero”?

Negli anni si è diffusa l’idea che dopo il famoso “sgarro” si debba compensare togliendo qualcosa.

“Dottoressa, oggi ho sgarrato… domani tolgo il primo?”

La risposta è semplice: no. Dopo un pasto libero, il giorno successivo si torna al piano alimentare senza modificare nulla. Se ci fosse stato bisogno di cambiare qualcosa, lo avremmo programmato insieme.

Eliminare alimenti “per rimediare” rischia solo di allontanarti dall’obiettivo e di alimentare un rapporto rigido e disfunzionale con il cibo. Ovviamente è diverso per chi interpreta il pasto libero come un giorno libero: quello sì che può diventare controproducente. Spesso l’aumento di peso è difatti lo specchio di un’alimentazione monotona, ripetitiva e poco varia anche nei sapori.


Ricorda: seguire un piano alimentare non significa togliere, ma scoprire.



Il vero obiettivo del percorso nutrizionale è acquisire conoscenze e consapevolezza per vivere la tavola con serenità, lontani da falsi miti e sensi di colpa. Mangiare è un piacere, e nessun cibo deve essere bandito. Allo stesso modo, non devono essere banditi i momenti di convivialità.

 
 
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